FITOTERAPIA

L’uso terapeutico delle piante officinali nella tradizione cinese ed indiana è datato oltre 5000 anni fa. Citiamo lo Shennong bencao jing (compilato nel IV sec. a.C. ma risalente alla tradizione orale del Terzo millennio a.C.) e i trattati indiani di Ayurveda, risalenti anch'essi a sapienze esperienziali riferibili al Terzo millennio a.C. Anche in Occidente troviamo segni delle proprietà curative delle piante nelle tavolette di argilla assiro-babilonesi così come nei libri della Bibbia.

I sacerdoti egizi, con il Papiro di Ebers (II millennio a.C.), nomina 160 piante tuttora presenti nelle farmacopee occidentali. Nell'antica Grecia Teofrasto, allievo di Aristotele, gettò le basi della moderna botanica, nel IV sec. a.C. e dopo tre secoli Dioscoride di Anazarbo studiò piante e sostanze naturali con rigore quasi scientifico. Galeno, nel II sec. d.C. evidenziò l’efficacia dei principi attivi di origine vegetale, codificando formulazioni di medicamenti ancora oggi definiti "galenici".

Il persiano Avicenna e il berbero Averroè, che nell'XI-XII sec. portarono in Europa le conoscenze orientali scientifiche e filosofiche del mondo islamico. Sempre nel Medio Evo i monaci coltivano piante medicinali nei monasteri e con esse curano gli ammalati, creando vere scuole di botanica applicata alla medicina. Nel XII sec. la monaca benedettina Hildegard von Bingen raccolse nelle sue opere indicazioni terapeutiche naturali per varie patologie. A inizio Novecento il medico francese Henri Leclerc coniò il termine fitoterapia (da ϕυτόν, pianta).

I rischi della fitoterapia derivano essenzialmente da:

- contemporanea presenza di numerose sostanze, attive o non attive, all’interno della medesima specie botanica

- ampia variabilità delle delle sostanze bioattive durante il ciclo biologico della pianta

- disponibilità di specie botaniche simili che contengono sostanze molto diverse tra loro

- scarsa chiarezza normativa che separi le piante potenzialmente utili da quelle inutili o dannose

- le titolazioni non sempre dichiarate o sufficientemente precise

- i frequenti contaminanti ambientali presenti nelle preparazioni erboristiche

- gli interferenti endocrini che possono compromettere la sana crescita e lo sviluppo del bambino

- le tossicità intrinseche (anche cumulative) di molte sostanze naturali.

 

(IN NATURA ESISTONO I MIGLIORI RIMEDI E I PEGGIORI VELENI!)

Si sconsiglia quindi sempre il fai-da-te, in fitoterapia, nonostante la comodità autoprescrittiva, soprattutto per i preparati per uso interno.

NEI BAMBINI

§ meglio non usare macerati glicerici e tinture madri, perché hanno un elevato contenuto alcolico

§ gli oli essenziali possono causare ostruzione laringea e bronchiale (laringospasmo e broncospasmo).

§ alcune piante inserite nei prodotti fitoterapici non sono consigliabili in prima infanzia (uncaria, ginkgo, ginseng, valeriana)

§ meglio prediligere il fitocomplesso intero della pianta e non le singole droghe vegetali bioattive

§ non affidarsi a "venditori" di prodotti

§ diffidare dei prodotti che non riportano sufficienti informazioni in etichetta.

§ propoli e pappa reale possono essere utili in molti dei più comuni disturbi del bambino sopra i 12 mesi, purché si scelga un prodotto valido e sicuro

§ evitare l’auto-prescrizione da parte dei genitori
§ ancora più essenziali che negli adulti sono requisiti di alta qualità, sicurezza ed efficacia

§ i prodotti devono essere titolati e standardizzati in principi attivi, quindi l'erboristeria presenta criticità sostanziali rispetto alla fitoterapia

LEGISLAZIONE

L'ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy), fondato nel 1989 produce revisioni sull'uso terapeutico di prodotti fitoterapici basandosi sull'evidenza scientifica e collabora con il Comitato dei medicinali di origine vegetale (HMPC, Committee on Herbal Medicinal Products) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), istituito nel 2004 ai sensi Regolamento (CE) N. 726/2004 e della direttiva 2004/24/CE del 31 marzo 2004, che modifica la direttiva 2001/83/CE per quanto riguarda i medicinali tradizionali di origine vegetale o fitoterapici tradizionali, introducendo per essi una procedura di registrazione semplificata.
L’HMPC elabora linee guida sulla qualità, sicurezza ed efficacia dei fitoterapici, fornisce consiglio e assistenza scientifica e tecnica per la lorovalutazione, collabora alla farmacovigilanza e alla elaborazione di monografie relative ai medicinali di origine vegetale, predisponendo le voci da inserire nell’ “Elenco di sostanze vegetali, preparazioni vegetali e loro associazioni da usare nei medicinali vegetali tradizionali”, approvato dalla Commissione Europea.

In Italia, a differenza di altri Paesi europei, oltre il 95% dei prodotti a base di piante medicinali è commercializzato sotto forma di integratore alimentare e di conseguenza assoggettato alle norme legislative del settore alimentare.

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