OSTEOPATIA

e

CHIROPRATICA

Entrambe sono terapie manuali, ma partono da razionali differenti e, lo affermiamo qui con grande rammarico, ad oggi non collaborano quanto auspicabile. Entrambe sono discipline sanitarie di primo contatto centrate sul paziente ed esaltano l’interrelazione tra struttura e funzione del corpo. Lo scopo è facilitare la capacità di auto-guarigione dell’organismo e promuovere un approccio rivolto alla totalità della persona in tutti i campi della salute e della prevenzione, attraverso il trattamento manipolativo.

L'osteopatia è stata fondata dal medico americano appassionato di meccanica Andrew Taylor Still, alla fine del XIX secolo, che indagò le influenze delle relazioni tra la salute e le strutture del corpo, che ne governano la funzione. Il metodo della medicina osteopatica è causale e non sintomatico, in quanto mediante la palpazione percettiva essa cerca le alterazioni funzionali a monte dei sintomi secondari. L’essere umano è un sistema complesso in grado di generare adattamenti e il suo stato di salute può essere influenzato dalla genetica, dall'ambiente, da fattori psicologici e dall'epigenetica.

Il corretto funzionamento di ogni parte dell'organismo influisce sul benessere dell'intera persona. L'alterata mobilità delle parti e delle ultrastrutture crea zone di compenso e di adattamento, provocando sintomi e patologia. L'osteopata induce il corpo ad autoregolarsi eliminando gli ostacoli alla mobilità fisiologica delle vie di comunicazione insite nell'organismo. L'armonizzazione della struttura osteoartromuscolare può quindi ottenere benefici anche sul piano viscerale.

Anche la chiropratica , fondata dal medico canadese Daniel David Palmer alla fine del XIX secolo, cerca l'identificazione dei fattori causali della malattia e mira ad eliminarne l’interferenza neurologica funzionale, ottimizzando l’integrità della colonna vertebrale e il funzionamento del sistema nervoso centrale e periferico.

Considerando la biomeccanica deambulatoria e posturale, il chiropratico mira a correggere le disfunzioni articolari minime e le sublussazioni lievi.



 

NEI BAMBINI

 

§ I bambini hanno un grandissimo potenziale di guarire, di crescere, di adattarsi, di apprendere i ritmi naturali.

§ Osteopatia e chiropratica sui bambini e sui ragazzi andrebbero praticate da terapeuti con esperienza specificamente pediatrica

§ All'inizio del XX secolo il medico osteopata americano William Garner Sutherland contribuì all'elaborazione di una tecnica osteopatica chiamata craniosacrale, che in mani esperte e delicate sembra avere interessanti prospettive terapeutiche anche in lattanti e bambini. La malleabilità del cranio dei lattanti rende questa tecnica particolarmente diffusa nel primo anno di vita

§ Gravi controindicazioni all'osteopatia e alla chiropratica sono le compromissioni del rachide cervicale, che va sempre manipolato con estrema competenza.

§ Le indicazioni per rivolgersi ad un osteopata possono essere le problematiche posturali, le problematiche occlusali dentali, le difficoltà di suzione e di digestione, le infezioni respiratorie ricorrenti, lo strabismo, le plagiocefalie (alterazioni della forma e  della simmetria della testa), i paramorfismi degli arti inferiori, il ritardo di sviluppo psicomotorio, i disturbi comportamentali e del sonno.

LEGISLAZIONE

 

L’Osteopatia e la Chiropratica in Italia sono riconosciute come professioni sanitarie all'articolo 7 della legge Lorenzin n.3 dell'11 gennaio 2018, n. 3 (GU n.25 del 31-1-2018 ), che ha modificato il contenuto dell’articolo 5 della Legge 43 del 2006 sulle Disposizioni in materia di professioni sanitarie. 

 

Il ROI (Registro degli Osteopati d'Italia) ha contribuito alla stesura della norma europea Osteopathic Healthcare Provision del Comitato Europeo di Normazione (CEN EN 16686), che stabilisce i criteri di elevata qualità per la pratica clinica, la formazione, la sicurezza e la deontologia dell'osteopatia. Il ROI riconoscoe diverse scuole di osteopatia in Italia, al termine delle quali, per essere abilitato alla professione, l'osteopata deve essere in già in possesso di un'abilitazione già riconosciuta in quanto medico, odontoiatra o fisioterapista.

Già la legge n.244 del 2007 ha disciplinato la figura del chiropratico definendolo professionista sanitario primario, ma in Italia il corso universitario per diventare dottore chiropratico non c'è (in molti Paesi europei esiste una laurea magistrale che dura 5 anni e negli Stati Uniti un corso di 8 anni). Pur non esistendo un ordine professionale, possono costituire garanzia di formazione adeguata una laurea accreditata presso il ECCE (European Council on Chiropractic Education), il CFCREAB (Canadian Federation of Chiropractic Regulatory and Educational Accrediting Boards) o il CCEA, (Council on Chiropractic Education Australasia) o un affiliamento presso la WFC (Word Federation of Chiropractic), la ECU (European Chiropractic Union) o l'Associazione Italiana Chiropratici.

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